Da Eni quattro miliardi nell’energia «green»

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Da Eni quattro miliardi nell’energia «green»

Uno dei primi esempi di grande complesso industriale in Italia, nato nel 1926 e ricostruito dopo la guerra: oggi la raffineria Eni di Venezia è il primo esempio al mondo di riconversione di un impianto tradizionale. «Siamo in un momento particolare a livello economico – spiega Emma Marcegaglia, presidente Eni, aprendo le porte dello stabilimento alla visita del premier Paolo Gentiloni -. C’è una ripresa che si rafforza nelle diverse aree, Europa inclusa, e finalmente interessa anche l’Italia che può ridurre il proprio gap rispetto ad altri Paesi Ue. Nonostante le difficoltà, l’industria sta reagendo e questo luogo dimostra come si possa produrre rispettando l’ambiente e proseguendo nel processo di decarbonizzazione».

Il passaggio alla bioraffineria ha consentito di abbattere tutte le emissioni, comprese quelle di polveri che hanno rappresentato l’emergenza degli ultimi giorni al Nord.

La decisione di rilanciare Venezia, ricorda l’ad Claudio Descalzi, è avvenuta «mentre in Europa si chiudevano 23 raffinerie, e questa era fra le più vecchie. Abbiamo fatto una scelta diversa, legata non solo alla raffinazione e alla chimica ma anche all’ambiente e alla sicurezza sul lavoro». La produzione complessiva di green diesel raggiungerà un milione di tonnellate nel 2020, con un investimento complessivo – per Venezia e Gela , la cui conversione è in corso – di 500 milioni. Negli ultimi tre anni Eni ha investito in Italia 15 miliardi di euro, e per il prossimo quadriennio si rilancia con 21 miliardi, di cui quattro per la riconversione industriale. Descalzi ha anche raccolto la preoccupazione espressa dai sindacati in una lettera aperta: «La vostra presenza qui, oggi, conferma che il futuro della chimica e dell’industria è l’ecosostenibilità. Una visita anche dal forte valore simbolico nell’anno del centenario di Porto Marghera – scrivono Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil -. Il riconoscimento di Venezia area di crisi complessa e l’accordo di programma che probabilmente ne scaturirà rappresentano una straordinaria opportunità per la riqualificazione e il rilancio industriale di quest’area strategica per il Paese. Ma una incognita riguarda la riconversione ”green” del cracking Eni/Versalis. Il 14 novembre 2014 abbiamo sottoscritto un accordo al Mise che prevedeva investimenti per 200 milioni per la costruzione di una ”Piattaforma Tecnologica di Chimica Verde” nelle aree adiacenti il cracking. Da allora nessun segnale concreto. Chiediamo il rispetto degli accordi sottoscritti, in linea con quanto fatto nella riconversione della raffineria». Lo sviluppo della chimica verde – ha rassicurato Descalzi – «rientra nel futuro piano di investimenti. Stiamo portando a conclusione un progetto che deve nascere giovane e aggiornato rispetto alle ultime ricerche e trovare immediatamente un ritorno economico, fondamentale per questa industria».
Se oggi a Porto Marghera si lavora su olio di palma raffinato, un domani saranno trattati anche gli oli esausti delle fritture e biomasse. La tecnologia Ecofining per la riconversione è stata sviluppata da Eni e «ancora la vendiamo in tutto il mondo», ha rimarcato Descalzi. La produzione di biocarburanti di qualità consente di ottenere un additivo per diesel che riduce del 7% le emissioni di CO2 e del 40% quelle di polveri sottili, aumentando l’efficienza del motore.
A Venezia il premier Gentiloni è stato accolto da una manifestazione del comitato No grandi navi, che gli ha presentato un dossier contenente 18mila firme. Qui – a pochi giorni dal referendum sull’autonomia – ha detto che il Governo è disponibile a una discussione nel merito con il Veneto. La crescita, ha poi ricordato, deve coniugare tecnologia e capitale umano: «Investire in una economia sostenibile non è solo una cosa di cui essere orgogliosi, è una necessità. Questo luogo è stato un simbolo dei problemi ambientali, e oggi è l’esempio più avanzato di raffineria verde al mondo: ci dice che il cambiamento non solo è possibile, ma parte dal capitale umano e può creare nuove occasioni di lavoro». Negli ultimi cinque anni hanno lavorato nel sito 500 persone, compreso l’indotto.

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